Professione Perito d’Arte

Video promosso dall’Art GAP Gallery di Roma

Ne I limiti dell’interpretazione, Umberto Eco spiega come all’origine di molte contraffazioni vi sia un fraintendimento percettivo e, per prevenirlo, descrive diverse prove di autenticazione. Tali prove, incluse nel concetto di economia dell’interpretazione, analizzano l’oggetto in esame attraverso:

– le caratteristiche del supporto materiale,

– le modalità di espressione, definita manifestazione lineare del testo (in questo caso, figurativo)

– la coerenza storica e geografica del contenuto

– i fatti esterni (quali la tipologia dei documenti a disposizione o la presenza di opere da poter confrontare).

Questo fraintendimento percettivo è spesso sollecitato e pilotato da figure criminali che hanno da sempre sfruttato il formidabile talento di alcuni e la disponibilità di altri ad acquisire opere d’arte. A questo proposito, vale la pena ricordare le storie di due abili scultori che fecero molto parlare di sé: Giovanni Bastianini e Alceo Dossena. Nel video, che riporto per iscritto come segue, ho voluto raccontare le loro storie.

GIOVANNI BASTIANINI

Torniamo per un attimo al XIX secolo. Siamo in quel di Firenze dove lo scalpellino Giovanni Bastianini, di famiglia poverissima, si era recato per imparare il mestiere nelle botteghe di importanti scultori. Tra questi vi era Pio Fedi, un artista di stampo accademico, abile esecutore di calchi e artefice di sculture neorinascimentali di afflato purista, secondo il gusto dell’epoca. Tra le sue opere più note, il gruppo scultoreo con La libertà della Poesia è stato di primaria ispirazione per la Statua della Libertà.

Per oltre un secolo le sculture gotiche e rinascimentali furono particolarmente ambite sia dai musei, sia dai collezionisti privati. Così iniziarono a confluire nelle collezioni di tutto il mondo numerosi manufatti acclamati come capolavori e successivamente rivelatisi di recente esecuzione.

Giovanni Freppa, tra gli antiquari più famosi di Firenze, era noto per avere tre le più vaste collezioni in vendita di antichità, dipinti, bronzi e terrecotte di tutta Europa. Il suo fiuto per gli affari lo condusse sia a sostenere il rinnovamento della manifattura di porcellane Ginori, provata dalla concorrenza inglese, sia ad accordarsi con Bastianini per la sua portentosa capacità di realizzare busti e bassorilievi, spesso scambiati per opere originali. Dal 1848, Freppa ebbe l’esclusiva dei lavori dello scultore, che compensava con un esiguo stipendio. L’esito di questa collaborazione portò l’antiquario “piazzare” le sculture di Bastianini ai maggiori collezionisti stranieri come opere di Luca della Robbia, Mino da Fiesole o Desiderio da Settignano e molte di queste sono tuttora allocate nei più musei di tutto il mondo!

Lo scandalo che ebbe più vasta eco riguardò due terrecotte vendute al collezionista parigino, il conte De Novolis: una volta in Francia, l’opera nota come Busto del poeta fiorentino Benivieni, fu acquistata per 13.600 franchi nientemeno che dall’allora direttore generale del Louvre, Alfred-Emilien, conte di Nieuwerkerke. A Firenze, tutti sapevano che l’autore era Bastianini, il quale, per giunta, continuava a fare la fame. Mosso dal disappunto e dalla volontà di riscatto, lo scultore prese a controbattere i critici e gli storici francesi, fornendo prove della falsificazione e accogliendo la sfida del conte di Nieuwerkerke, a realizzare una scultura identica al busto incriminato per 15.000 franchi. Prima che la copia fosse esibita, Bastianini morì in circostanze misteriose.

 

ALCEO DOSSENA

Durante la prima guerra mondiale iniziarono a circolare sul mercato capolavori messi in vendita da principi e musei a causa delle imperversanti difficoltà finanziarie e queste circostanze giovarono non poco al mercato nero.  A guerra finita, a Parigi, comparvero una serie di sculture eccezionali giunte dall’Italia che trovarono alloggio nelle maggiori collezioni mondiali. Si spesero ingentissime somme e tra il 1918 e il 1928 dominarono il mercato sculture che andavano dalla Grecia arcaica al Rinascimento ma nessuno aveva ben chiaro se provenissero da fondi museali segreti o da chissà quale misterioso collezionista. L’artefice di queste opere era lo scultore cremonese Alceo Dossena, che viveva e Roma e lavorava in una piccola officina sul Tevere, nei pressi di Castel Sant’Angelo.

Le sue opere in stile antichizzante furono notate dai mercanti d’arte Alfredo Fàsoli e Alfredo Pallesi. I due gli procurarono importanti committenze che in poco tempo si moltiplicarono, come anche i mediatori per conto dei quali lavorava, compensando in un certo qual modo il mancato riconoscimento come autonoma personalità artistica e giungendo a saturare di straordinari manufatti il mercato antiquario degli anni Venti. Dossena era anche un restauratore e l’incredibile abilità con cui riusciva a riproporre gli stili arcaico, gotico e rinascimentale, era rinforzata dalla capacità di conferire alle superfici delle patine opache di grande effetto e della giusta ruvidità.

Con il passare del tempo accrebbe il sospetto per quel gran numero di capolavori sconosciuti che piovevano dal cielo e, quando la situazione sfuggì di mano alle figure coinvolte nell’intrigo, Dossena venne allo scoperto, dichiarando di essere stato sfruttato e sottopagato per aver realizzato quelle opere ma di non averle mai spacciate come autentiche. Le sue dichiarazioni misero in movimento una valanga che investì il mondo dell’arte, colpendo duramente antiquari importanti e illustri storici dell’arte.

La peculiarità di Dossena sta nell’aver reinterpreto con incredibile duttilità stili diversi, per mezzo di materiali diversi, con una sensibilità e una perizia tecnica davvero eccezionali. Quando fu assolto dal processo per mancanza di prove, lo scultore e prese ad autenticare e firmare i suoi manufatti e si definì orgogliosamente come l’antico tra i moderni.

Si conclude qui il quarto video – articolo sui falsi nell’arte, l’ultimo per adesso. Sarebbero ancora molte le storie da raccontare e le questioni da approfondire… e presto torneremo a farlo insieme. Grazie per l’attenzione!

Da qui si va all’articolo precedente che tratta il tema dei falsi!

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BIBLIOGRAFIA:

  • F. Arnau, Arte della falsificazione, falsificazione dell’arte, Feltrinelli, Milano 1960
  • V. Rossi, Misteri, crimini e storie insolite di Firenze, Newton Compton Editori, Roma 2013

 

IMMAGINI:

link-fonte riportati nel video

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